Il matematico visionario
Se la religione è definita come un sistema di idee che contiene enunciati indimostrabili, allora Godel ci ha insegnato che la matematica è una religione. Anzi, è l'unica religione che può dimostrare di esserlo. [John Barrow]

chi sono
Utente: Godeliano
Vedo rette parallele che si incontrano, vedo gli spazi di qualunque dimensione. Vedo il terzo non più escluso, vedo il futuro attraverso le formule. Vedo ciò che un uomo normale non potrà mai vedere, ma non sono speciale nè pazzo. Sono un visionario...


amo...
-la francese
-quando ride Mariarosaria
-gli acrostici
-splinder [paraculo mode on]
-il jazz!
-le imitazioni di Bollani
-fare sorprese
-la dimostrazione di Godel
-viaggiare
-prendermi in giro (ma non troppo)
-le mie visioni
-suonare il pianoforte
-tenere gli occhi chiusi

...e odio
-la strafottenza
-il traffico
-l'heavy metal
-l'auto in riserva
-non aver nulla da fare
-le confidenze scomode
-quelli che spettegolano
-visitare il centro commerciale
-la fila alla mensa
-la disconnessione improvvisa
-non ricevere la risposta
-chi nega l'evidenza

tagoard




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Il matematico visionario

martedì, 07 luglio 2009
 

Negli ultimi giorni Laura mi "accusa" di essere troppo razionale nelle cose che faccio e che dico. Io rispondo di no... ma in effetti, leggendo questo blog (e non solo questo blog) credo che Laura abbia maledettamente ragione. Troppi ragionamenti, troppi giri di parole, troppe seghe mentali sono state espresse ultimamente in queste pagine. E vabbè sto ancora mantenendo questo stile razionaloide, sembro un vecchio scrittore, arrivato alle ultime pagine di un suo romanzo, che commenta quello che ha appena scritto. Forse sono troppo Kundera e troppo poco Fabio Volo. Però ho voglia di crescere e di migliorare. E per farlo mi serve un grande gesto istintivo, illogico, sentito. Forse troppo plateale, ma vedremo...
Ad ogni modo mi va anche di recuperare la mia vecchia passione troppo tempo tenuta nel cassetto della mia fantasia linguistica. Allora con questo intervento dichiaro le mie buone intenzioni di agire un po' più di quanto parlo senza mai fare niente. Spero sia cosa gradita per...

Lentamente
Affannosamente
Ufficialmente
Razionalità
Abbandono

Asserito da Godeliano |alle ore 11:47 | 
domenica, 05 luglio 2009
 

Rapinatore: Mani in alto!
Godeliano: Ho alzato le mani...
Rapinatore: Scommetto che nel taschino della giacca hai un portafoglio pieno di soldi. Dammelo!
Godeliano: Hai vinto la scommessa, eccotelo
Rapinatore: Scommetto che nella tasca destra del jeans hai un cellulare. Dammelo!
Godeliano: Hai vinto la scommessa, eccotelo
Rapinatore: Scommetto che in quella borsa hai un computer portatile. Dammela!
Godeliano: Hai vinto la scommessa, eccotela
Rapinatore: Scommetto che quelle che hai in mano sono le chiavi dell'auto. Dammele!
Godeliano: Hai vinto la scommessa, eccotele
Rapinatore: Hai visto quante scommesse vinco?
Godeliano: Ecco appunto. Allora al posto di fare il rapinatore perchè non scommetti ai cavalli? Datti all'ippica!

Asserito da Godeliano |alle ore 19:46 | 
venerdì, 03 luglio 2009
 

Oggi ho ricevuto un'altra fantastica email dall'ormai famoso quanto scassacavoli Team di Windows Live Messenger. L'intestazione in oggetto era la seguente.

Condividere i tuoi ricordi è diventato ancora più facile


AIUTO

Asserito da Godeliano |alle ore 22:08 | 
giovedì, 02 luglio 2009
 

Questo post per qualcuno arriva un po' in ritardo e sicuramente disattenderà le aspettative di profondità che erano state promesse. Spero si riesca a leggere tra le righe...


Godeliano: Stamattina mi sono meravigliato non poco, sai? Il prof. a lezione ha detto "una cazzata"
Interlocutore: Beh? Di cosa ti meravigli? Solo perchè è un professore secondo te non può dire cazzate quando spiega?
Godeliano: No no, non hai capito. Oggi ha detto proprio "una cazzata"!
Interlocutore: Intendi dire che l'ha detta proprio grossa? Succede a tutti, eh. Lui non è immune dalla stanchezza, non è un alieno e capita anche a lui la giornata un po' storta.
Godeliano: Ma cosa stai dicendo?! Quello è un professore e sta di fronte ad un pubblico di studenti. Non può dire "una cazzata"!
Interlocutore: Ma ti sto dicendo che non l'ha fatto apposta! A chi di noi piacerebbe dire cazzate?
Godeliano: Ohhhhh ma non ci capiamo! Oggi il professore ha detto, apri virgolette, una cazzata, chiudi virgolette!



Chiedo scusa a tutti per aver scritto in questo intervento "una cazzata" e una cazzata.

Asserito da Godeliano |alle ore 11:59 | 
lunedì, 29 giugno 2009
 

Principio di corrispondenza: per ognuno che guarda esiste qualcosa da guardare

Ricordate il mio esperimento sociale?
Ieri mi sono dato ad un po' di pulizia di tutte le schifezze che nel tempo ho accumulato su Facebook. Ho elminato dal mio profilo tutte le applicazioni inutili (compresi tutti i test cretini che ho fatto), tutte le pagine di cui ero diventato fan (ma proprio tutte!) e mi sono auto-espulso da quasi tutti i gruppi di cui facevo parte. Tre quarti d'ora di pura goduria cancellatoria. Ci provo gusto, ormai, a nascondere tutto. A stuzzicare le domande di chi, con irriverente indiscrezione e indiscreta irriverenza mi rivolge domande dirette e/o indirette sul mio privato. Ci provo gusto quando, dovendo rispondere a coloro che gli affari propri, proprio non sanno farseli, inarco le labbra a formare una mezza luna con la concavità verso l'alto e con sorriso beffardo e sadico rispondo con un secco "non ti rispondo".
E ripensando a tutto questo mi sono ricordato di uno degli episodi che riguardano quell'esperimento. Mi riferisco ad una ragazza che, forse scherzando (ma scherzando in quei modi in cui capisci che in realtà ciò che dice lo pensa veramente) si lamenta della mia riservatezza informatica.

Amica: Godelià scusa ma che ci stai a fare su Facebook se poi non vuoi far sapere i tuoi cacchi in giro? Quel sito è stato fatto apposta per quello! E' proprio contraddittorio che ci sei iscritto, non ti pare?
Godeliano: Non è contradditorio per niente. Io su Facebook non ci sto per darvi la possibilità di farvi i cacchi miei. Io su Facebook ci sto per darmi la possibilità di farmi i cacchi vostri...


Principio inverso di corrispondenza: per ogni cosa da guardare esiste qualcuno che la guarda

Asserito da Godeliano |alle ore 12:50 | 
sabato, 27 giugno 2009
 

Un professore di matematica un po' burlone, un giorno decise di assegnare un compito insidioso ad uno dei suoi studenti abituato a trarre conclusioni sempre troppo affrettate.
Gli disse: "Elencami tutti i numeri che sono divisori del numero 60"
Lo studente cominciò:

60/1=60  quindi 1 è divisore di 60
60/2=30  quindi 2 è divisore di 60
60/3=20  quindi 3 è divisore di 60
60/4=15  quindi 4 è divisore di 60
60/5=12  quindi 5 è divisore di 60
60/6=10  quindi 6 è divisore di 60
Professore è inutile che continuo! Tutti i numeri sono divisori di 60


Se solo avesse fatto un passo in più, se solo avesse guardato un po' più lontano avrebbe incontrato il numero 7 che non è divisore di 60.


Una donna era seduta al bancone di un bar. Sola e triste, si lasciava andare in pensieri malinconici sorseggiando burbon. Era bellissima e gli uomini del locale la guardavano affascinati e un po' sognanti. Desideravano avvicinarla ma nessuno trovava il coraggio.
All'improvviso un uomo di bell'aspetto e ben vestito le si sedette accanto. La guardò, le sorrise e lei era un po' sorpresa. Lui la fissava ancora sorridente mentre cacciava dalla tasca i soldi del Burbon che pose al barman senza dire una sola parola. Nelle menti degli altri uomini volavano le maldicenze per costui che aveva anticipato le loro intenzioni. Poi accadde una cosa inaspettata. L'uomo si girò verso i suoi rivali e ancora con quel sorriso stampato sul volto si alzò dal bancone, salutò tutti alzando il cappello ed andò via.
Non aveva le intenzioni degli altri, nonostante la sua intraprendenza. Non voleva portarsi a letto la donna. Quell'uomo era diverso. Quell'uomo era un numero 7.

Asserito da Godeliano |alle ore 11:12 | 
martedì, 23 giugno 2009
 

Forse la vittima sacrificale (e sacrificata) preferita delle mie dissertazioni linguistiche è mia madre.

Godeliano: che poi non ho capito perchè i ragionieri delle aziende li chiamano contabili. Contabile è qualcosa che si può contare. Sono i soldi che sono contabili, i ragionieri li contano. Mica ci sono altre persone che contano i ragionieri?
Mamma di Godeliano: e allora come li dovremmo chiamare?
Godeliano: Contatori

Asserito da Godeliano |alle ore 15:12 | 
venerdì, 19 giugno 2009
 

Complimenti a GodThanatos che ha risolto il quesito scacchistico che ho proposto qualche giorno fa. Come promesso ecco il premio. Una poesia di Enzo Monti.

Lo scacchista

Lo sguardo assorto e intento e il volto teso
Per lo sforzo del pensier, che ogni cura
Volge a cercar la mossa piu' sicura
Che salvi il rege dal nemico offeso.

Lo scacchista e' sempre cosi' preso,
che ogni cosa sia attuale sia futura
Obblia e del caffe' entro le mura
Prigioniero dalla passion e' reso.

Nulla esiste per lui d'interessante
Che lo distolga, ma solo l'idea
E' il suo imperativo dominante.
La scacchiera e' l'unica sua dea,
Essa e' la sua donna e la sua amante,
Di gioia e di dolori arbitra e rea.

Asserito da Godeliano |alle ore 13:08 | 
lunedì, 15 giugno 2009
 

Muove e vinceIl bianco muove e vince

Semplice semplice. Un premio a chi lo risolve per primo

Asserito da Godeliano |alle ore 17:42 | 
sabato, 13 giugno 2009
 

Godeliano: E invece, sempre secondo te, cosa vuol dire quando una ragazza dice che dovrei essere meno pensatore e più istintivo? Che dovrei prendere di più l'iniziativa?
Coscienza di Godeliano: Tanto per cominciare non le piaci. E comunque significa che lei non vuole che tu parli con me.
Godeliano: Ehhh ma che razza di pessimista che sei!!! Io non piaccio mai a nessuna secondo te?
Coscienza di Godeliano: Se continui a parlare con me certo, non piacerai mai a nessuna.
Godeliano: Azz! E io che dovrei fare allora?
Coscienza di Godeliano: Questo non posso dirtelo. Non sono estranea a questa situazione e non posso darti pareri.
Godeliano: Ma che bell'aiuto eh! Stai cominciando a scocciarmi lo sai?
Coscienza di Godeliano: Lo so. Dove credi che viva secondo te?
Godeliano: ...

Asserito da Godeliano |alle ore 12:53 | 
martedì, 09 giugno 2009
 

Nel dipartimento di matematica e applicazioni della Federico Secondo di Napoli si aggira un dipendente pubblico la cui occupazione è quella di tenere in ordine le aule e i corridoi. Il suo compito non è facile. Gli studenti non sono proprio il massimo dell'igiene e dell'ordine e spesso ha giustamente da ridire sul loro comportamento (notasi l'uso appropriato del pronome di terza persona per gli studendi: il sottoscritto si dissocia completamente dalla descrizione di studente anti-igienico). Così, questo signore di tempra già piuttosto vulcanica, spesso sprigiona lamentele e urli in tutto il dipartimento, però a volte esagera e si arrabbia troppo e con le persone sbagliate, che si comportano sempre in modo corretto e rispettoso del suo lavoro. Il suo accento spiccatamente insulare gli è valso il soprannome di siciliano.

Ore 14:20. Gli studenti del corso di Crittografia sono in attesa del Professore per l'inizio della lezione fissata per le 14:30. Per ingannare l'attesa si sono procurati una scacchiera ed un orologio regolamentare e si intrattengono (sempre con un occhio all'orario) giocando qualche amichevole. Entra il siciliano in aula. Il dialogo.

Siciliano: Ma quante volte ve lo devo dire che in queste aule si studia!? Non dovete mettervi con la dama! Se entra il Professore e vi vede dice "Guardate sti beduini!". Avanti forza! Levate di mezzo sta cosa! Ma che ci fate qua dentro!
Godeliano: (seduto al posto del nero, mentre esegue distrattamente la mossa che determinerà la perdita di un pedone e conseguentemente la sconfitta contro un maestro Fide) Sorvoliamo sul fatto che questi sono scacchi e non dama. Tanto per cominciare un Professore non si permetterebbe di chiamarci beduini, e in secondo luogo anche Lei non è che sia proprio rispettoso del regolamento. Perchè non spegne quella sigaretta, visto che siamo in un'aula pubblica? Lo sa che può rischiare una multa così?
Siciliano: Ehi calma calma, giovanotto. Io non voglio offendere nessuno, non ti sarai mica offeso?
Godeliano: Non mi sono offeso, ci mancherebbe. Ma le consiglio di evitare questi epiteti. Qualcuno un po' più sensibile di me potrebbe offendersi.


Da quell'episodio Godeliano e il Siciliano vanno d'amore e d'accordo. Si salutano tutti i giorni e quando capita colgono l'occasione anche per prendersi in giro tra loro o con gli altri. A volte i chiarimenti a quanto pare possono servire a qualcosa.

Asserito da Godeliano |alle ore 20:28 | 
domenica, 07 giugno 2009
 

Ore 14:30 circa. Il cittadino Godeliano, onesto e responsabile, si reca diligentemente al seggio elettorale per il rinnovo delle cariche del parlamento europeo (scheda gialla) e dell'amministrazione provinciale (scheda arancione). Il luogo è desolato, tutti i Napoletani sono intenti a pranzare a lungo come ogni domenica che si rispetti e Godeliano non deve sopportare alcuna fila. Gli scrutinatori sono soli nel loro seggio e attendono gli elettori. Godeliano entra e saluta tutti, poi inizia la procedura burocratica per la convalida del suo voto. Il dialogo.

Scrutinatore1: (riferendosi alle smisurate dimensioni della scheda gialla) Ecco, tieni, ti sto apparecchiando sta tovaglia.
Scrutinatore2: (porgendomi la più modesta scheda arancione) E siccome non ci facciamo mancare niente, eccoti pure il tovagliolo. Per il mangiare, però, ci devi pensare tu.
Godeliano: Ecco lo sapevo, ci fosse una volta che i politici fanno le cose al completo. E poi, dico, noi siamo mai stati noi cittadini a mangiarci su questa tavola...

Asserito da Godeliano |alle ore 18:49 | 
venerdì, 05 giugno 2009
 

Forse l'euforia dovuta al caldo, o forse la semplice imbecillità di certi individui che si credono di essere spiritosi ha dato luogo a questa conversazione.

Ingegnere cafone: We matematico! Tu che sai fare i calcoli, dimmi che traiettoria faccio se piscio per terra in questo punto!*
Godeliano: La traiettoria non si può determinare con certezza ma una cosa certa posso dirtela. Se pisci per terra in questo punto tu hai dei seri problemi mentali e non hai bisogno dei matematici. Hai bisogno degli psichiatri.


*il testo è stato tradotto dal Napoletano all'Italiano per consentire una più facile lettura agli utenti di questo blog.

Asserito da Godeliano |alle ore 09:12 | 
domenica, 10 maggio 2009
 

Godeliano: Secondo te cosa vuol dire quando una ragazza ride così tanto per le tue battute?
Coscienza di Godeliano: Vuol dire che non le piaci.
Godeliano: Dici, eh?!
Coscienza di Godeliano: Dico, sì.
Godeliano: Sì, però...
Coscienza di Godeliano: Niente però! E' così e basta!
Godeliano: Uffa!

Asserito da Godeliano |alle ore 18:41 | 
domenica, 03 maggio 2009
 

Un po’ di tempo fa parlai di banalità. Di come questa si manifesti nelle menti di chi non è capace di esprimere qualcosa che prova, ma soltanto di qualcosa che riesce a mutuare da ciò che è stato detto. Di quella banalità che si genera dalla esaltazione sbagliata di concetti ( se vogliamo soltanto di frasi) che sono stati già espressi in passato da menti illustri. Sono stato indubbiamente troppo duro allora. Di certo ognuno di noi prova dei sentimenti puri, originali, che nessun altro è in diritto di etichettare, così come è potuto sembrare che abbia fatto io circa quattro mesi fa. La verità è che a me non interessava giudicare ciò che si prova, ma soltanto ciò che si esprime. Sono un fanatico dell’ordine linguistico e verbale e per tale motivo a volte le mie speculazioni terminologiche rischiano di passare come un’accusa che lancio nei confronti di coloro che si sentono chiamati in causa dai miei ragionamenti. Ma sono anche abituato a prendere sempre posizione in qualunque argomento si stia trattando, dico la mia e mi assumo sempre la responsabilità dei concetti che qualche volta possono discriminare qualcuno. Insomma, nemmeno io, a quanto pare, riesco a distinguere a quale livello le mie dissertazioni si rivolgano. Per risolvere elegantemente questa questione, potrei dire che i miei discorsi nascono da una radice di puro linguismo, ma poi evolvono in una riflessione su come determinate parole siano usate per manifestare un concetto. La mia analisi è ovviamente esclusivamente soggettiva, poiché non possiedo nel mio bagaglio culturale gli elementi giusti ad affrontare problematiche di questo tipo. Mi affido esclusivamente al mio cervello, e la mia formazione/deformazione scolastica probabilmente ne da un taglio scientifico, forse interpretato da qualcuno come cinismo.

Tutto questo preambolo per tornare a parlare di banalità. Ma non in senso stretto. Ciò che mi interessa ora non è dare una definizione di banale, che preferisco lasciare a chi sente di averne una esaustiva. Quello che  vorrei cercare di capire è come fare a stabilire che qualcosa sia banale. Un Professore di matematica, ma anche semplicemente un mio collega, potrebbe dire che commetto un errore gravissimo, vale a dire quello di attribuire un aggettivo senza prima aver specificato il suo significato. Ed è una obiezione del tutto normale. Ma cosa vuol dire banale in matematica? Quello stesso Professore probabilmente non mi saprebbe dare una risposta convincente. Spesso identifichiamo degli oggetti matematici come banali, ma la natura di questo termine non è prettamente matematica. Probabilmente chi non è dell’ambiente e non ha mai masticato queste problematiche non riesce a capire fino in fondo. Spesso in matematica, definiamo delle strutture insiemistiche e proviamo a dare esempi di insiemi che possono essere strutturati nel modo appena introdotto. Altrettanto spesso, l’insieme vuoto viene citato ad esempio. E’ un insieme banale, un sottoinsieme banale, un gruppo banale. Un oggetto, insomma, che sembra non suscitare particolare interesse. Ma chi l’ha detto che le cose banali non siano interessanti? Tutto sta secondo me a come le si guarda. Nella matematica stessa, l’insieme vuoto risulta essere l’elemento fondante di una teoria che pare essere in grado di contenere quasi tutto il sapere matematico attuale (per gli esperti del settore mi riferisco alla teoria ZF). Dunque la banalità non è insita negli oggetti, ma nella loro rappresentazione. E ciò che ho appena detto non è altro che un secondo preambolo a quello che sto per dire.

Dunque accettando che banale e interessante non siano concetti incompatibili, il problema che mi pongo adesso è quello di stabilire come rappresentare qualcosa di banale e poco interessante in qualcosa che sia almeno più interessante.

Sono stati scritti molti indovinelli sulle figure dei cavalieri e dei briganti, questi due personaggi che ad ogni domanda che richiede una risposta dicotomica si comportano apparentemente in maniera antitetica. Detto in altre parole, il cavaliere dice sempre la verità, il brigante mente sempre e sembra che da questa posizione i due personaggi non possano mai dare la stessa risposta alla stessa domanda. E pure si riesce a trovare una soluzione di solito scaturita dal fatto che le domande autoriferite (ovvero quelle che fanno riferimento alla risposta) hanno un effetto unificante. Se ad esempio io chiedo: “A questa domanda tu mi dici la verità?” La risposta sarà una ed una sola, indipendentemente dal fatto che io la rivolga ad un cavaliere o ad un brigante:  “Sì”. Posta in questa maniera non è soltanto banale ma anche di scarso interesse. Soprattutto perché siamo in condizioni molto vincolanti, stiamo assumendo infatti non solo che un individuo possa sempre dire il vero o mentire (cosa che a priori non è sempre … vero, appunto) ma soprattutto non ci risulta particolarmente utile poter fare questo discorso soltanto per le domande a risposta dicotomica (mi ripeto: le domande la cui risposta è Sì oppure No). Se riuscissimo ad estendere questi contenuti ad un paniere di domande più significative, forse potremmo ricavare un discorso concreto, magari ancora banale ma almeno interessante. Ci provo:

Domanda: “Nella vita, secondo te, quale valore morale è importante possedere?” Risposta: “La sincerità”


Asserito da Godeliano |alle ore 18:58 | 
venerdì, 01 maggio 2009
 
 musica |

Poi all'improvviso ti arriva l'eta'
di amare follemente l'uomo che non va
non c'e' via d'uscita ne' di qua ne' di la'
tuo padre gridera' tua madre preghera'
tua madre preghera' tua madre preghera'
l'amante poi si butta giu' dal fabbricato
perche' quello che e' facile diventa complicato
dato che la vita e' dura che la vita e' dura
che la vita e' dura...

Vabbè, dopo più di un mese di assenza però... potevo fare di meglio. Questo è il secondo post cazzata su due.

Asserito da Godeliano |alle ore 15:23 | 
giovedì, 30 aprile 2009
 



Bù!
paura eh!

Asserito da Godeliano |alle ore 15:44 | 
sabato, 28 marzo 2009
 

Mille pensieri, mille parole vorrei scrivere. Ma non so come cominciare. Il fatto è che quando mi è capitato di leggere interventi come questi sono sempre rimasto un po’ in dubbio sul fatto che siano giusti oppure no. Parlare di un’ esperienza così personale, così carica di emotività su un blog l’ho sempre visto come un’esagerazione, come mettere i propri panni in piazza per il semplice gusto di farsi ammirare. Come se chi lo fa non senta veramente il bisogno di farlo per tristezza, ma voglia approfittare per strappare ai propri lettori parole di conforto. Perché piace a tutti essere confortati, anche a me che a volte nascondo le mie tristezze per non intristire gli altri, che cerco disperatamente di nascondere i miei pianti per mostrarmi forte e cinico al resto del mondo. E invece piango anche io, piango tanto. Piango quando sono di spalle.  Ed è difficile asciugarsi le lacrime sulla propria maglietta …

Sembra stano che le persone se ne vadano quasi sempre di notte. Quasi come se l’oscurità delle ore potesse conciliare quel momento. Sembra quasi che possano scegliere di andarsene così, in silenzio, in solitudine, ad evitare ai propri cari il momento più doloroso di un percorso funerario sempre lungo e stancante, non privo di momenti carichi di tristezza e di occhi inumiditi. Chissà se hai potuto scegliere anche tu, che hai sempre nascosto i tuoi dolori per non preoccuparci, che hai scelto la solitudine per nove lunghi anni, convinta che così nessuno avrebbe sofferto per te. E non capisco ancora come facevi, allora, a fare da collante per tutta la famiglia. A legare con il tuo cordone tutti i componenti in modo silente e implicito. Riuscivi sempre, indirettamente, a richiamarci alla tua casa nei periodi di festa e di vacanza. E in quei momenti, lasciavi che lo spirito familiare ci prendesse il cuore e la testa, nonostante tutto. Di certo non dimenticherò il tuo fare distratto durante i pranzi e le cene, quando ti si prendeva in giro per i tuoi difetti e tu facevi finta di non sentire, ti giravi dall’altra parte per ridacchiare e per poi fare la solita parte dell’ingenua con il tuo “Non ho sentito”. Ma non potrò dimenticare nemmeno le rare volte che ci sentivamo per telefono, quando i discorsi cominciavano sempre con me che ti chiedevo cosa facessi di bello e tu che rispondevi “Uh, solita vita” sempre allo stesso modo, con lo stesso tono, solito anche quello. E poi giù a parlare del meteo, della rabbia per la pioggia e la serenità per le giornate di sole. E poi ti chiedevo cosa avevi mangiato a pranzo e a cena. E poi … poi finivi al telefono dicendomi sempre “Un bacione” per poi schioccare le labbra e farmi arrivare il bacione attraverso la cornetta. Poi … la tua gioia a Natale scorso, quando ti ho regalato una copia della mia tesi di laurea. La tua contentezza che non riuscivi a mascherare, la tua sorpresa, la tua gioia che non hanno quasi retto, al punto da farti fare una cosa inaspettata: chiedermi una foto ricordo per questo momento così importante. E pure io volevo fartene tanti altri di regali. Volevo regalarti la mia tesi di laurea specialistica, offrirti una pizza con il mio primo stipendio, presentarti la mia fidanzata. Di certo vedrai tutte queste cose nascosta in qualche angolo, ma io non potrò limitarmi a sorridere beatamente della tua contentezza. A quei momenti si affiancherà il mio volto bagnato dalla tristezza di non poter assistere alla tua felicità.


Asserito da Godeliano |alle ore 10:48 | 
martedì, 24 marzo 2009
 

Beh anche se il suo compleanno non lo ha proprio pubblicizzato come si deve io di certo me ne sono accorto. E la mia ormai proverbiale cavalleria non può farlo scorrere senza componimenti. D'altra parte è un po' che non le faccio la corte virtuale. Allora uniamo le due cose. Un po' di sano corteggiamento è più che lecito nel giorno del suo compleanno. Auguri Muscina!

Meravigliosamente
Un
Suono
Canta
In
Naturale
Armonia

Asserito da Godeliano |alle ore 15:11 | 
lunedì, 23 marzo 2009
 

Perché ti cercherei a tutte le ore. Perché sei il pensiero che illumina i miei momenti bui. Perché risvegli la mia voglia di andare avanti. Perché metterei i manifesti  per ogni tuo successo. Perché sto scrivendo tutto questo di getto. Perché  mai nessuna come te ha saputo darmi inconsapevolmente tutto questo. Perché ti abbraccerei fino a piangere di gioia. Perché guardo le tue mani e i tuoi occhi, i tuoi capelli e i tuoi fianchi. Perché guardo te e devo resisterti.

So dare un perché ad ogni cosa. Se solo tu me lo chiedessi…


Asserito da Godeliano |alle ore 23:34 |